Bicipite femorale e Semitendinoso: agonisti o antagonisti?

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INTRODUZIONE
Le lesioni degli Hamstrings sono le lesioni muscolari più comuni nei calciatori di sesso maschile, e sono associate ad un lungo tempo di recupero. Dati i significativi tassi di re-infortunio e dei costi elevati, adeguate strategie di prevenzione e riabilitazione, finalizzate ad un rapido e valido ritorno all’attività sportiva, sono di grande importanza.

Il meccanismo di infortunio al bicipite femorale predominante nel calcio si verifica durante la corsa o durante una improvvisa perdita dell’accelerazione quando si corre ad alta velocità. La giunzione muscolo-tendinea del capo lungo del bicipite femorale (BF) è la più comunemente vittima di infortunio. Nonostante le crescenti conoscenze sul meccanismo dell’infortunio e i vari fattori di rischio delle lesioni da sforzo sugli Hamstrings, rimane carente una piena comprensione dell’epidemiologia sottostante, che viene confermata dalla alta incidenza di infortuni e di recidive.

Alcuni studi biomeccanici e cinematici hanno dimostrato che il BF è soggetto ai più alti livelli di stretching dell’unità muscolo-tendinea in tutta la fase cruciale dell’oscillazione terminale durante la corsa ad alta velocità. Questo potrebbe spiegare perché questo ventre muscolare è maggiormente lesionato. Oltre all’allungamento, potrebbero esserci altre differenze nelle caratteristiche muscolari funzionali tra i ventri muscolari degli Hamstrings biarticolari.

Sia il semitendinoso (ST) che il BF sono impegnati in un’attivazione eccentrica massima durante la fase di passaggio tra l’oscillazione e la fase iniziale statica. Questi muscoli lavorano in sinergia alternativamente nei modelli di coordinazione neuromuscolare più complessi, in cui il BF è prevalentemente attivo durante la metà (o sul finire) della fase dinamica e il ST è il leader nella fase finale dell’oscillazione. Questo sottolinea l’importanza di un sufficiente coordinamento neuromuscolare ma anche di un coordinamento intramuscolare tra questi due ventri muscolari. I pattern di attivazione muscolare alterati sono stati associati spesso a lesioni precedenti, aumentando il rischio di recidiva.

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