Tendinopatia glutea: una revisione dei meccanismi, della valutazione e della gestione.

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La tendinopatia del medio gluteo e del piccolo gluteo (GT) è ormai riconosciuta come una fonte locale primaria di dolore laterale all’anca. La condizione si verifica per lo più a metà della vita, sia negli atleti sia nei soggetti che non esercitano regolarmente attività fisica. Le femmine sono più afflitte dei maschi. Questa condizione interferisce con il sonno (in decubito laterale) e con le attività della vita di ogni giorno, il che la rende una condizione muscolo-scheletrica debilitante, con un impatto significativo sulla vita di chi ne soffre.
Il carico meccanico guida fisiologicamente i processi biologici all’interno di un tendine e ne determina la forma e la capacità portante strutturale. La combinazione di una compressione eccessiva e di elevati carichi di trazione all’interno dei tendini si pensa siano più dannosi. Questi dati indicano che la posizione articolare dell’anca (nello specifico un’eccessiva adduzione), insieme ad elementi muscolari ed ossei, siano dei fattori chiave nella GT. Questi fattori forniscono una base per un processo di ragionamento clinico nella valutazione e nella gestione di un paziente con dolore all’anca, localizzato lateralmente, nella GT.
Attualmente, vi è una mancanza di consenso su quali prove d’esame clinico forniscano migliore utilità diagnostica. Sulla base dei pochi studi di utilità diagnostica e l’attuale comprensione dei fenomeni pato-meccanici di GT, gli autori dello studio suggeriscono una serie di test clinici, che utilizzano una combinazione di compressione provocatoria e carichi di tensione maggiore, siano attualmente le migliori pratiche nella sua valutazione.
La gestione di questa condizione comunemente coinvolge iniezioni di corticosteroide, la fisioterapia o le Shock Waves (onde d’urto), con un intervento chirurgico riservato ai casi recalcitranti. C’è una carenza di prove per ogni tipo di trattamento, per cui l’approccio migliore comporta la gestione del carico sui tendini attraverso l’esercizio fisioterapico e l’educazione sui fenomeni pato-meccanici sottostanti.

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