Keep on Walking – Edward M. Wojtys, MD

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Come clinici che valutano e trattano condizioni muscolo-scheletriche su base giornaliera, siamo ben consapevoli degli effetti positivi di un regolare esercizio fisico. Il controllo del peso, l’aerobica e il mantenimento della forza muscolare sono alcuni dei vantaggi di un allenamento quotidiano. Anche il sistema cardiovascolare ne guadagna da un regolare esercizio fisico, con il controllo della pressione arteriosa e il miglioramento delle lipoproteine ​​ad alta densità (HDL), e con declino commisurato ad un rischio cardiovascolare dipendente dal controllo di altre patologie concomitanti, come il fumo e il diabete. Tuttavia, non altrettanto evidenti sono gli effetti positivi dell’esercizio fisico sulla funzione del cervello, soprattutto con l’avanzare dell’età.

Decenni fa, i nostri cervelli erano analizzati con macchine computerizzate, che indicavano una capacità e una longevità definita e limitata. Fortunatamente, la ricerca neuroscientifica ha dimostrato che i risultati della macchina e del computer non erano poi così precisi, perché il nostro cervello è più “plastico” nella funzione. Già nel 1970, i ricercatori Mark Rosenzweig e Michael Merzenich hanno dimostrato che i circuiti del cervello cambiano microscopicamente con l’esperienza e l’attività. Questi ricercatori hanno dimostrato con la stimolazione ambientale, che i nostri circuiti cerebrali cambiano continuamente a seconda di quello che stiamo facendo nel mondo, sia esso positivo o negativo. Questo è dove il vecchio motto “usalo o lo perdi” probabilmente è applicabile.

Un modo utile per capire la demenza è la perdita di elasticità del cervello: perde le sue interconnessioni e comincia a restringersi. Una volta che l’interconnettività del cervello è andata perduta, la confusione e la frustrazione spesso prendono il sopravvento. Grandi sforzi sono stati e sono tutt’ora fatti per arrestare il processo di demenza senile nelle sue fasi iniziali. Una ricerca emozionante sembra dimostrare che l’esercizio, sia mentale che fisico, e non pillole o pozioni, possano aiutare a ridurre il rischio di questa caratteristica temuta di vita.

Peter Elwood dell’Istituto Cochrane dell’Università di Cardiff nel Regno Unito, ha studiato 2235 uomini di età compresa da 45 a 59 anni per 30 anni. Non sorprende che fosse una dieta sana, un controllo del peso, con un indice di massa corporea compreso tra 18 e 25 kg / m2, il non fumare e il limitare il consumo di alcol, a ridurre il rischio di declino cognitivo di un enorme 60%. Ma, meglio di tutte queste conosciute abitudini tradizionali sane, in primis ci stava l’esercizio quotidiano. 10 miglia al giorno in bicicletta e 2 miglia al giorno a piedi, o di un’altra attività fisica intensa, produceva i migliori risultati. Purtroppo, meno dell’1% degli uomini studiati avevano adottato tutti i 5 parametri di uno stile di vita sano, con meno del 5% per 4 parametri.

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