Caratteristiche elettrofisiologiche in base al livello di attività dei punti trigger miofasciali.

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[Introduzione]
La sindrome del dolore miofasciale (MPS) può essere causata da una rigidità muscolare o fasciale, risultato di una tensione prolungata o di eccessiva fatica muscolare, o si può verificare anche a causa di uno stress ripetitivo dei muscoli o di un uso eccessivo di particolari muscoli. La maggior parte degli individui vive un’esperienza di MPS almeno una volta nella loro vita. La MPS attiva alcuni punti trigger nel 54% delle donne e nel 45% degli uomini, ed è considerata come la causa più comune di dolore nel sistema muscolo-scheletrico. In particolare, il fascio superiore del muscolo trapezio richiede un movimento della testa secondo la direzione della vista, ma può essere vulnerabile a danni quando le mani e le braccia sono usate ripetutamente in un lavoro che richiede un controllo preciso. Una volta che i punti trigger miofasciali sono attivati, si verificano cambiamenti nella funzionalità e nelle caratteristiche strutturali di contrazione del muscolo. I cambiamenti più caratteristici sono delle bande tese, dei noduli contratti, che provocano dolore, una risposta di contrazione locale, debolezza muscolare, e una gamma limitata di movimento.

Per valutare la funzionalità di contrazione del muscolo scheletrico, possono essere utilizzati vari metodi. Tra questi, l’elettromiografia di superficie (EMG) analizza le modifiche funzionali nel muscolo misurando i cambiamenti quantitativi nel potenziale d’azione del gruppo motore che viene attivato dalla contrazione muscolare. L’EMG superficiale è ampiamente utilizzata nell’analisi cinetica per diagnosticare la funzione normale o anormale dei muscoli e dei nervi secondo i criteri di ampiezza e frequenza. Essa ha diversi vantaggi, in quanto non è invasiva ed è conveniente, e può eseguire la misurazione anche durante un movimento dinamico.

Sebbene possono essere trovati molti rapporti clinici sui meccanismi patologici o sulla diagnosi clinica di una MPS, sono stati condotti pochi studi sui cambiamenti nella funzione di contrazione nelle aree trigger dei trigger point o sulle caratteristiche elettrofisiologiche e le informazioni fisiologiche neuromuscolari.

[Scopo]
Questo studio ha confrontato le differenze nelle caratteristiche elettrofisiologiche tra i muscoli sani e i muscoli con i punti trigger miofasciali latenti o attivi, e ha identificato le caratteristiche fisiologiche neuromuscolari dei muscoli con i punti trigger miofasciali attivi, fornendo in tal modo una valutazione quantitativa della sindrome del dolore miofasciale e una clinica fondante con i dati per la sua diagnosi.


[Soggetti]
Novanta ventenni hanno partecipato a questo studio. I soggetti sono stati equamente divisi in tre gruppi: il primo gruppo che presentava trigger point miofasciale attivo, il secondo gruppo che presentava un trigger point miofasciale latente, e il terzo gruppo di controllo.

[Metodi]
La massima contrazione isometrica volontaria (MVIC), la resistenza, la frequenza mediana (MDF), e l’indice di affaticamento muscolare sono stati misurati in tutti i soggetti.

[Risultati]
Non ci sono state differenze significative nella MVIC o nella resistenza tra i tre gruppi. Tuttavia, il gruppo che presentava un trigger point attivo aveva dei valori significativamente diversi di MDF e affaticamento muscolare rispetto al gruppo di controllo.

[Conclusione]
Dato che i muscoli con i punti trigger miofasciali attivi hanno avuto un aumento di MDF e hanno sofferto di affaticamento muscolare più facilmente, è evidente che c’è stato un aumento del potenziale d’azione e del reclutamento di unità motorie delle fibre di tipo II. Pertanto, l’analisi elettrofisiologica di questi punti trigger miofasciali può essere applicata per valutare l’effetto della terapia fisica e fornire una diagnosi quantitativa di una sindrome di dolore miofasciale.

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