Sezione trasversale dei muscoli della cuffia dei rotatori in risonanza magnetica – Ci sono delle evidenze per una spalla biomeccanicamente bilanciata?

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INTRODUZIONE
L’intricato concetto biomeccanico di stabilizzazione gleno-omerale si basa sulla stabilizzazione statica e dinamica e coinvolge due importanti meccanismi di stabilizzazione: la compressione sulla cavità glenoidea e l’equilibrio gleno-omerale, come proposto nel 1993 da Lippitt et al.

La stabilizzazione statica attraverso la capsula articolare e i legamenti gleno-omerali è fornita principalmente negli ultimi gradi del range di movimento della spalla. A causa della geometria non vincolata dell’articolazione gleno-omerale, i quattro muscoli della cuffia dei rotatori hanno il ruolo di principali stabilizzatori dinamici della testa omerale, ai quali contribuiscono altri muscoli, tra cui il deltoide, il gran dorsale, il grande rotondo, il bicipite brachiale e il tricipite brachiale a seconda della posizione in cui si trova l’articolazione. Il muscolo antagonista sottoscapolare e la coppia infraspinato/ piccolo rotondo costituiscono una coppia di forze che centra la testa omerale in senso antero-posteriore. Il muscolo sovraspinoso lavora in modo dipendente alla posizione dell’articolazione fornendo una forza di contrasto alla spinta craniale del muscolo deltoide. Per assicurare la stabilizzazione della testa omerale con un alto grado di range di movimento, alcuni giochi di forza equilibrata dei muscoli sono obbligatori. Qualsiasi tono asimmetrico dei muscoli agonisti hanno il risultato di produrre forze di taglio gleno-omerali alterate che potrebbero portare ad uno spostamento della porzione prossimale dell’omero dal suo centro di rotazione nella cavità glenoidea e quindi potrebbero facilitare il logoramento articolare e causare una sublussazione dell’omero prossimale come visto nelle spalle con problematiche importanti della cuffia dei rotatori. La conoscenza di una spalla equilibrata a livello biomeccanico è di fondamentale importanza per la pianificazione della terapia chirurgica, per esempio nel trasferimento del gran dorsale, in una protesi di spalla o per il trattamento di una lesione completa della cuffia dei rotatori.

Molti studi hanno dimostrato che le lesioni ai tendini della cuffia dei rotatori sono associate ad un’atrofia muscolare e ad un’infiltrazione adiposa, che indicano una perdita di forza muscolare, di funzionalità, e mettono in evidenze delle forze di reazione alterate. E’ noto che le dimensioni e la forza muscolare cambino durante tutta la durata della vita adulta. Il volume muscolare della spalla diminuisce negli anziani, però, la relazione lineare tra il volume muscolare ed il range di movimento articolare viene mantenuta negli anziani. La forza di un muscolo può essere calcolata dal suo volume muscolare e dalla sezione trasversale (CSA), che sono quindi un marker surrogato utile per le forze di tensione applicate all’analisi biomeccanica delle forze di reazione dell’articolazione. La tomografia computerizzata (CT) e la risonanza magnetica (MRI) sono gli esami diagnostici più indicati per la fornitura di misurazioni affidabili delle dimensioni muscolari della cuffia dei rotatori, in particolare nella loro CSA.

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